Anche in momenti difficili ci sono aziende che investono. Ad esempio Chimar, l'azienda di Medolla specializzata nella produzione di imballi di cartone: dopo l'assorbimento di Generale Imballaggi è la volta di Fim Legno. Una società con 50 anni di storia e sede nel Bresciano, attiva nella produzione di imballaggi industriali e nel confezionamento di grandi impianti e macchinari industriali. Con questa acquisizione Chimar aumenta la capacità produttiva e la presenza sul territorio, andandosi a insediare in un'area importante del tessuto industriale italiano. Il costo dell'operazione è di un milione di euro. Fim Legno, che ha un sito logistico di oltre 10mila metri quadrati coperti completamente attrezzato, rappresenta per Chimar una scelta strategica importante.
Un'opportunità imperdibile, secondo l'amministratore delegato Marco Arletti, per essere «sempre più vicini al cliente e offrire al mercato soluzioni di imballo innovative. Quest'iniziativa rientra in un piano strategico di rafforzamento della nostra leadership sul mercato italiano. L'obiettivo che ci siamo dati nel piano industriale è raddoppiare il fatturato nei prossimi tre anni. Vorremmo farlo attraverso acquisizioni, ma anche trovando il modo di collaborare con altre aziende del territorio, attivando reti d'impresa. Siamo di fronte a una crescita necessaria e indispensabile per affrontare la sfide di un futuro che al momento non appare facile». Chimar si colloca fra i più importanti produttori europei di imballaggi industriali in legno, compensato, cartone, materiali plastici e alluminio, con forti competenze nella progettazione di imballi speciali e nella logistica aggregata. Nel 2012 ha fatturato circa 30 milioni di euro ed occupa complessivamente oltre 300 collaboratori.
29.04.2013 - L'export tiene a galla il settore degli imballaggi e dei pallet
Durbiano (Assoimballaggi): «Garantire l'accesso al credito per investire e continuare a crescere»
Dati drammatici quelli resi noti in occasione del convegno biennale organizzato recentemente a Torino dalla Piccola Industria di Confindustria: sono circa 3,5 milioni le piccole realtà imprenditoriali in grande sofferenza. Se poi consideriamo che solo 250.000 aziende hanno più di dieci dipendenti mentre le restanti una media di 3,8 è evidente che questa sofferenza – che ha portato in cinque anni alla perdita di oltre 1,5 milioni di posti di lavoro – rappresenta un dramma sociale. E il settore degli imballaggi e dei pallet di legno, che rientra a pieni titolo in questa categoria, non fa eccezione anche se, dopo mesi di trincea, sta cercando di unire le forze per reagire e tornare a crescere. Al termine di un periodo contraddistinto da incertezze o veri e propri crolli del mercato i numeri a consuntivo 2012 sono infatti tornati a fare sorridere (seppure solo in certi settori) gli operatori, soprattutto quelli orientati all'export.
Andamento altalenante per Fitok ed Epal Osservando l'andamento dei pallet a marchio Fitok (tipologia di prodotto rivolta prevalentemente alle esportazioni) a fine anno l'incremento è stato del 4,8%, con una produzione di 1.828.567 metri cubi. In calo, invece, la produzione di pallet tendenzialmente destinati ai mercati interni e alla grande distribuzione (marchio Epal) che hanno chiuso l'anno a -14,8% (totale 2012, 4.928.059 pallet) anche se con differenze sostanziali tra “nuovo” e “riparato”: se il primo ha registrato un pesante rallentamento della produzione, il secondo è cresciuto di un significativo 6,4%. «Possiamo dire che il settore nel suo insieme ha tenuto – spiega Ettore Durbiano, presidente di Assoimballaggi di FederlegnoArredo – anche se a essere premiate sono state soprattutto le aziende impegnate nell'export e quelle che hanno investito, pur tra enormi difficoltà ad accedere al credito, per ottenere maggiore valore aggiunto dal manufatto». Per rianimare il mercato interno sono quindi necessari interventi più diretti quali la “reverse charge” dell'IVA nei pallet e il recente accordo tra Assoimballaggi, Conlegno e Rilegno che ha portato «alla riduzione del contributo ambientale Conai per le imprese che immettono sul mercato pallet di legno controllati in un sistema monitorato, come Epal, mantenendolo negli 8 euro a tonnellata, ma solo sul 40% del peso del manufatto», aggiunge Durbiano.
Preoccupano gli aumenti di prezzo della materia prima Ad allarmare gli operatori del settore è però soprattutto il fronte dei prezzi e del reperimento dei segati, come spiega Livia Ghirardi, membro del consiglio direttivo di Assoimballaggi: «A metà aprile ci siamo trovati di fronte a incrementi significativi del prezzo della materia prima. È una situazione difficile, perché i produttori hanno difficoltà a reperire materiale e numerose segherie austriache e tedesche stanno sospendendo la produzione perché con i tronchi a 110 euro al metro cubo non riescono a coprire i costi». L'impennata dei prezzi nell'ultimo mese è stata di 15 euro (pari a un incremento del 10%) che equivale a un aumento sul prodotto finito di circa 30 euro al mc. Una situazione difficile da gestire da parte delle aziende italiane del settore che, in presenza di un mercato stagnante, hanno serie difficoltà ad aumentare i prezzi. «Come sempre sarà il mercato a decidere, ma per ora le prospettive sono preoccupanti», commenta Ghirardi. (a.b.)
25.09.2012 - Presentate a Milano le linee guida per le casse pieghevoli
Nell'ambito dei progetti del 2011 e del 2012, Assoimballaggi ha istituito un gruppo di lavoro specifico che, grazie alla collaborazione con il CRIL (Centro di Ricerche Imballaggi in Legno) e con Agroselviter (Dipartimento di Agronomia, Selvicoltura e Gestione del Territorio - Università degli Studi di Torino), ha raggiunto l'importante obiettivo di valorizzazione delle “casse pieghevoli” in legno: i test di caratterizzazione effettuati consentiranno alle aziende produttrici di poter dichiarare la ”portata” delle casse vendute alla propria clientela. In un incontro organizzato a Milano sono intervenuti Ettore Durbiano, presidente Assoimballaggi, Stefano Gelosini, Coordinatore Gruppo di Lavoro Casse Pieghevoli, Corrado Cremonini, Agroselviter Università di Torino, Michele Grazioli, CRIL, Sebastiano Cerullo, Responsabile Area Legno FederlegnoArredo.
Prima edizione concorso di idee “Il design ridisegna il Packaging in legno” - Risultati
Milano 24 luglio 2012
A seguito dei lavori della Commissione giudicatrice, composta da un componente di Confindustria Avellino, un componente della Relegno e un componente della Eu-Team, si pubblicano qui di seguito i risultati del Concorso di idee. La premiazione del vincitore, del secondo e del terzo classificato è stata presentata durante il Convegno Benvenuti al Sud (Salerno, 22 settembre 2012).
La ReLegno, con il patrocinio di Assoimballaggi e Confindustria Avellino, ha bandito il Concorso di idee “Il design ridisegna il Packaging in legno” finalizzato alla progettazione di soluzioni innovative di packaging in legno e affini che diano un nuovo fine ed uso al prodotto dopo il suo impiego primario. ReLegno srl è un'azienda di esclusiva produzione di contenitori in legno localizzata nel territorio Irpino, a Cervinara (Avellino). ReLegno, nasce dall'incontro di due emozioni: l'amore per il legno, un prodotto vero, forte e durevole nel tempo e l'amore per il territorio, i suoi prodotti, i suoi sapori, le sue unicità. L'eccellenza delle materie prime, la particolarità degli accessori e l'alto livello costruttivo rappresentano la qualità distintiva di ReLegno. La possibilità di utilizzo di diverse tipologie di legno come abete, pino, larice, faggio, ciliegio, noce, betulla, pioppo eccetera, permette al cliente la più totale libertà di scelta e personalizzazione. Tutte le realizzazioni della Relegno sono ecocompatibili in quanto studiati e progettati per essere riutilizzabili dopo il loro primo impiego, prodotti con legni provenienti da foreste certificate e con ausilio di energie rinnovabili. I prodotti Relegno sono certificati per il Contatto Diretto con gli Alimenti e per garantire la Certificazione Fitosanitaria per le esportazioni come previsto dalla ISPM-15 FAO. La finalità del concorso è stata quella di individuare idee innovative e tecnicamente realizzabili, riguardanti la seguente tipologia di packaging: scatola, astuccio, involucro di legno e/o assimilati che, oltre a essere contenitore di merce/prodotto, al fine di valorizzare e promuovere al meglio il suo contenuto, possa diventare, dopo il suo utilizzo primario, un oggetto destinato ad altre finalità e impieghi. I progetti sono stati inediti e sviluppati appositamente per il concorso, aperto a tutti e a partecipazione gratuita. Il concorso si è concluso con la premiazione di un vincitore al quale è stato corrisposto un premio di 2.000 euro, oppure, in alternativa, sei mesi di stage retribuito presso l'azienda, durante il quale la persona potrà seguire con l'ausilio dello staff di direzione la materializzazione dell'idea progetto in prodotto e l'immissione sul mercato. Sono stati previsti altresì, due rimborsi spese di 500,00 euro per il secondo ed il terzo classificato.
Le interviste de IlSussidiario.net - 12.07.2012 - Il tappo che fa brindare il made in Italy
Una delle eccellenze italiane, si sa, è da sempre quella della produzioni di ottimi vini, apprezzati in tutto il mondo. Chi mai penserebbe che per far trionfare questo prodotto tradizionale sui mercati globali serva anche della tecnologia? In effetti è così. E basta un tappo a fare la differenza. Anche perché bisogna fare i conti con il tricloroanisolo (TCA), la molecola responsabile dello sgradevole “sapore di tappo”. Lo sanno bene al Sugherificio Ganau di Tempio Pausania, in Sardegna, dove viene prodotto “Uniq”, «un tappo di altissima tecnologia che - ci spiega il titolare dell'azienda, Mauro Ganau - viene utilizzato sia per i vini fermi che per i vini spumanti e frizzanti».
Come lo realizzate? Attraverso l'utilizzo di microgranuli di sughero, ottenuti da materie prime selezionate di nostra produzione che si caratterizza per la regolarità di comportamento, dall'imbottigliamento alla stappatura, nell'ottima ripresa dimensionale, nella perfetta tenuta. Inoltre, grazie a sistemi fisici di abbattimento delle sostanze volatili, ci permettono di ottenere dal punto di vista organolettico un tappo neutro che mantiene inalterato il gusto del vino imbottigliato e che risponde perfettamente alle esigenze di una chiusura moderna, nel rispetto della tradizione e dell'ambiente garantendo livelli di TCA ben al di sotto della soglia di percezione sensoriale.
La sua azienda sembra puntare molto sull'innovazione e la qualità. Abbiamo moderni impianti di produzione che ci consentono grande capacità produttiva così da soddisfare, in tempi brevissimi e con la massima puntualità, ogni richiesta di merce. La tecnologia di produzione impiegata, inoltre, garantisce uno standard di qualità molto elevato che si contraddistingue per le caratteristiche del prodotto finito. L'innovazione continua dei sistemi di trattamento ci consente di predeterminare le qualità funzionali dei nostri tappi. Inoltre, grandi risorse di materia prima e rigorosi sistemi di selezione basati sulla esperienza dei nostri tecnici, ci permettono di eliminare già a partire dai piazzali di stoccaggio anomalie e difetti del sughero provenienti dalla pianta.
A proposito di sughero, quanto è presente in Italia e nel mondo? Il bacino del Mediterraneo è coperto da circa 2,2 milioni di ettari di foreste di sughero, in Italia circa il 90% delle foreste si trovano in Sardegna e per la restante parte in Sicilia, Lazio, Toscana, Campania e Calabria. In Portogallo e Spagna gli ettari coltivati rappresentano circa il 56% della superficie mondiale, in Maghreb il 33% ed in Francia (Corsica) l'1%. La quercia da sughero è una pianta che si adatta alla siccità e, grazie alla composizione della sua corteccia ignifuga, resiste agli incendi. Questa pianta cresce spontanea nell'area occidentale del bacino mediterraneo caratterizzandone fortemente il paesaggio.
Quali sono le principali caratteristiche di questa pianta? Le foreste di sughero, dette “sugherete”, costituiscono un habitat ideale per diverse varietà di animali e diverse specie di volatili. Sono infatti uno dei migliori esempi di biodiversità mediterranea, ambientale ed ecologica e hanno un ruolo molto importante per la lotta alla desertificazione a favore dello sviluppo sostenibile. La quercia da sughero ha un ruolo molto importante nel processo di protezione del pianeta dal surriscaldamento globale in quanto non solo produce e rilascia ossigeno con la fotosintesi, ma intrappola CO2 grazie alla particolare composizione strutturale del sughero. Oltre alla valenza ambientale, quindi, le sugherete sono fonte di materia prima per un importante settore dell'economia del Mediterraneo, vale a dire la produzione di tappi di sughero.
Quando è iniziata la vostra attività? La storia e l'attività dell'azienda iniziano a Tempio Pausania negli anni Quaranta a opera di mio nonno paterno. Nel 1980, a seguito di diversi ampliamenti strutturali e tecnologici, sempre a Tempio Pausania nasce il Sugherificio Ganau S.p.A., società a carattere familiare, mentre dopo gli anni Novanta l'azienda cresce notevolmente, sia dal punto di vista strutturale che commerciale.
Attraverso quali passaggi? Nel 1991 viene acquistata la Subersarda S.p.A., società che si occupa della produzione di pannelli isolanti per l'edilizia e prodotti termoacustici in sughero, e nel 1992 anche un'azienda in California (la Italcork, Inc. oggi Ganau America Inc.) che si occupa della vendita di prodotti enologici nel mercato americano. Nel 2001 viene poi fondata Ganau France S.A., a Reims in Francia, spostandosi nel 2006 a Epernay, nel cuore della produzione dello Champagne. Oggi Ganau France opera anche nella zona di Bordeaux con una sede secondaria e si occupa della commercializzazione di tappi per vini fermi. Infine, nel 2003 in Portogallo, a Montijo, una città nei pressi di Lisbona, viene costituita un'altra azienda, la Ganau Portugal S.A., società che fino al 2010 si occupa dell'acquisto delle materia prima in Portogallo. Un altro passaggio importante è avvenuto l'anno scorso
Ce lo racconti Dopo la costruzione di un nuovo stabilimento dotato di impianti tecnologicamente all'avanguardia, la Ganau Portugal ha iniziato la produzione industriale fornendo un importante supporto nella produzione di semilavorati (granina di sughero, tappi e rondelle di sughero) utilizzati in Italia dalla casa madre per la realizzazione di tappi di diverse tipologie e commercializzati in Italia, Francia, America, Cile, Argentina, Canada e nei più importanti mercati di produzione di prodotti enologici fornendo tutte le più prestigiose case vinicole.
Com'è cambiato il mercato dei tappi di sughero nel corso del tempo? Indipendentemente dalla zona di produzione delle diverse tipologie di vini, in tutti i mercati da parte delle aziende vinicole si è manifestata un'esigenza sempre più marcata in termini di qualità del prodotto tappo di sughero. Le case vinicole sono infatti oggi molto attente alla scelta della tipologia del tappo da utilizzare e noi già da tempo abbiamo attivato un sistema di controllo della filiera di produzione che ci permette di monitorare fin dalle prime fasi di lavorazione tutto il ciclo produttivo.
In che modo? Siamo dotati di un moderno laboratorio controllo qualità interno che certamente collabora con i nostri clienti e che grazie ad una strumentazione completa e all'avanguardia garantisce un ottimale controllo del prodotto in tutte le fasi di lavorazione. Oggi abbiamo anche dei nuovi tappi in sughero alternativi a quello tradizionale monopezzo o birondellato, cioè i tappi di microgranulato, composti da piccolissime particelle di sughero, come appunto “Uniq”.
Quali progetti avete invece in cantiere per il futuro? Obiettivo futuro è quello di migliorare sempre più i risultati fino a oggi ottenuti. La nostra azienda porrà infatti la massima attenzione nella ricerca di nuovi sistemi capaci di eliminare anche le concentrazioni minime di TCA presenti nel sughero attraverso studi di ricerca e sviluppo in collaborazione con centri di ricerca specializzati e all'applicazione nelle fasi di lavorazione di nuove tecnologie utili a migliorare decisamnte le caratteristiche dei nostri prodotti. (Claudio Perlini)
Arletti: "Non sarà un terremoto a fermare i modenesi (ovvero, le corrette priorità post-terremoto)"
L'unicità/crudeltà del terremoto è che nessuno lo può prevedere,dobbiamo accettarlo come fatto ineluttabile: solo gli stupidi polemizzano. Mi piacerebbe che - anziché parlare come purtroppo sta avvenendo - ci concentrassimo tutti nell'aiutare in vari modi i cittadini modenesi colpiti dal sisma. I modenesi sanno cosa fare lasciamoli lavorare, al resto dell'Italia, per solidarietà, tocca pagare il conto. In queste terre c'è il meglio dell'agroalimentare, del biomedicale, della ceramica, dei motori, della moda e cosi via. Le popolazioni locali sanno che la priorità sono le fabbriche, gli animali, il ripristino della filiera produttiva, solo dopo verranno le abitazioni. Le quote di mercato non possono essere perse. I governanti rimangano a Roma a lavorare sui decreti, sulle accise; lascino lavorare i “terremotati” cercando di non ostacolarli ma di aiutarli a fare in fretta. La Gazzetta di Modena dopo la prima scossa ha detto “Coraggio”, dopo la seconda “Abbracciamoci”. Queste sono le parole che uniscono. Comuni e Provincia sono stati all'altezza del momento, Sindaci e Prefetto stanno svolgendo in modo egregio il loro lavoro, il Governo dovrebbe semplicemente autorizzarli a operare “in deroga” su tutto rendendo questa zona “franca” Oggi non servono quattrini, ma tante piccole rapide decisioni e zero burocrazia, per garantire il futuro delle aziende. Il Governo deve solo vietare ai burocrati l'ingresso nella Provincia, nel frattempo non perdiamo tempo ad ascoltare banalità sul terremoto delle èlite parolaie. Non sarà un terremoto a piegare Modena e la Bassa, ricostruiamo i capannoni, riprendiamo le produzioni e facciamolo, come al solito, in silenzio.
Giovanni Arletti
25.05.2012 - Storti e Casadei, insieme per innovare
Milano 24 maggio 2012 - a cura di Andrea Brega
Da Storti una macchina innovativa per selezionare i pallet usati
A margine del convegno “Imballaggi di legno: quali le strade per una vera innovazione tecnologica?”, organizzato in occasione della biennale delle tecnologie per la lavorazione del legno Xylexpo, abbiamo chiesto a Gianluca Storti (nella foto)dell'omonima azienda, di descriverci le caratteristiche di una novità tecnologica destinata ai riparatori di imballaggi di legno.
“L'impianto in questione – spiega Gianluca Storti – è stato commissionato da un cliente che necessitava di una soluzione per selezionare pallet usati in modo da trattarli e ricondizionarli. Insieme al cliente abbiamo pensato a un processo produttivo che mediante alcuni robot a colonna consente di decatastare pallet anche incastrati. Una volta prelevati dal robot vengono ruotati e mostrati all'operatore, il quale definisce la qualità del singolo pezzo. Successivamente il pallet viene pulito tramite spazzolatura, viene timbrato e accatastato nell'area dove vengono suddivisi in base alla qualità”.
Qual è il vantaggio derivante dall'utilizzo di questa tecnologia? “Su tutti, indubbiamente, l'automazione nella parte di manipolazione del pallet che garantisce un'elevata produttività (parliamo di circa 7 pallet processati al minuto). E' evidente che per un'azienda che ha un buon giro di pallet usati si tratta di un vantaggio reale in quanto un unico operatore svolge facilmente e rapidamente l'attività di più persone altrimenti impiegate nei compiti di decatastatura mediante muletti o manuale. Essendo un impianto molto compatto, permette inoltre di svolgere questa attività in una frazione dello spazio altrimenti necessario”.
Si tratta di un impianto indipendente o può essere integrato in una linea preesistente? “E' stato concepito come impianto indipendente; eventualmente si potrebbe fare uscire il singolo pallet e farlo entrare in una catena di riparazione. Questa opzione consentirebbe l'immediata riparazione del pallet selezionato. E' possibile inoltre ampliare questo sistema con ulteriori moduli”.
Quali sono le potenzialità di questo prodotto? “Direi buone. Vede, come azienda non siamo mai stati presenti nell'ambito del ricondizionamento del pallet ma abbiamo deciso di metterlo a catalogo perché ne vediamo le potenzialità sia sul mercato italiano sia su quelli esteri”.
La parola all'utilizzatore - Riccardo Casadei: investire per essere sempre competitivi
“La scelta di investire nel nuovo impianto (che abbiamo sviluppato insieme a Storti per essere certi di ottenere un risultato di elevata qualità) è nata dall'esigenza dei clienti che chiedono un pallet sempre più sicuro e collaudato. L'impianto, infatti, seleziona il pallet distinguendo quello sano da quello rotto e da quello non idoneo a essere venduto. Ogni singolo pallet viene portato davanti all'operatore il quale ha tutto il tempo materiale per eliminare le impurità che potrebbero provocare il blocco delle linee a fotocellule del cliente. Uno degli aspetti più innovativi di questo impianto è la possibilità di selezionare i pallet sia da file impilate sia incrociate: tutto ciò in maniera estremamente semplice da parte di un solo operatore che ha a disposizione diversi schermi per visionare il prodotto e decidere dove posizionarlo. Tutto ciò senza fatica da parte dell'operatore che, non dimentichiamo, con le nuove disposizioni Assl non può più sollevare pesi superiori ai 25 chilogrammi”.
Voi siete specializzati nel recupero e riparazione dei bancali. Quali sono i vostri principali fornitori? “Seguiamo due canali. Il primo è rappresentato dal commercio e dalla grande distribuzione che ci vendono i pallet danneggiati o usurati, il secondo è l'utilizzatore stesso che ci vende il parco pallet danneggiato per poi riacquistarlo rigenerato. Siamo attivi in tanti campi, ma i più importanti sono l'alimentare e il ceramico dove garantiamo anche il trattamento termico ISPM 15 e la successiva timbratura a fuoco con il logo”.
Conforta il fatto che pur in una situazione di mercato difficile avete deciso di investire… “Il mercato sta subendo una flessione dovuta all'incertezza della crisi economica e finanziaria, ma come azienda ci siamo sempre concentrati sulla nostra attività e su come svolgere al meglio il nostro ruolo sul mercato. Negli anni, infatti, abbiamo sempre investito gli utili all'interno e questo ci ha consentito di essere sempre più competitivi. Le dirò di più. Per guadagnare nuove quote di mercato, insieme ad alcuni soci abbiamo creato la società Nolpal che si occupa di recuperare, selezionare e restituire i pallet rigenerati, un servizio conto terzi che utilizzerà l'impianto Storti installato presso la nostra azienda”.
17.05.2012 - Gava Imballaggi vince il Premio Città Impresa
Milano 17 maggio 2012 - a cura di Andrea Brega
In occasione del Premio Città Impresa la Gava Imballaggi vince la sezione “Green thinking” grazie agli “EcoArredi”. Abbiamo chiesto ad Andrea Gava di spiegarci le tappe che hanno portato l'azienda trevigiana a ottenere questo importante riconoscimento.
Cosa significa sostenibilità ambientale per un'azienda che produce imballaggi di legno? “Innanzitutto significa interrogarsi su come riuscire a produrre imballaggi in legno con il minimo impatto possibile. Parlo di eco design, ma anche di valutazione delle emissioni della propria attività industriale che consente di capire in quali fasi della produzione viene generato l'impatto nella produzione degli imballaggi. Grazie a uno studio sul LCA Life Cycle Assestment commissionato alla Università di Padova è emerso che la maggior parte delle emissioni vengono prodotte nella fase precedente l'entrata nei cancelli dell'azienda, ovvero nelle fasi di segagione e trasporto. I dati raccolti nello studio ci serviranno quindi per sviluppare una filiera corta che potrà nascere solo attraverso dei nuovi modelli che riescano a coinvolgere tutti i soggetti interessati a realizzare un prodotto dal valore aggiunto condiviso. In questa logica le istituzioni dovrebbero avere un ruolo fondamentale e mi auguro che anche in altre zone del Paese si riesca a seguire l'esempio della Provincia di Trento che ha creato un tavolo della filiera legno impegnato a valorizzare il bosco e le attività a esso connesse”.
Quali sono le tappe che vi hanno portato a ottenere questo importante riconoscimento? “Il primo passo è stata la realizzazione della linea “Ecopallet” che già in passato ci aveva consentito di ricevere il premio Città Imprese. Stimolati da questo importante riconoscimento abbiamo creato la linea “Ecoarredi” che riflette i valori già usati per i pallet e rappresenta una risposta concreta per aiutare il consumatore a riappropriarsi di un rapporto più corretto con la natura in un periodo di grandi incertezze. Vogliamo dare il nostro contributo e per farlo abbiamo realizzato un prodotto in legno certificato, con lavorazione accurata e dal ridotto impatto ambientale”.
Fausto Crema (Rilegno): l'importanza di valorizzazione la materia prima-seconda
In un convegno a Xylexpo il presidente Rilegno Fausto Crema ha analizzato il tema “La biomassa da recupero”
Mercoledì 9 maggio in occasione della fiera Xylexpo, ha avuto luogo in convegno “Biomasse, una opportunità e una sifda per il sistema legno”. Organizzato dalla rivista Xylon e dall'Area Legno di FederlegnoArredo, è stata una occasione per discutere su un tema che diventa sempre più “scottante”. La grande opportunità dell'utilizzo della biomassa per la generazione di energia non deve trarre in inganno: una modalità a cui ricorrere solo al termine della vita del legno e dei suoi derivati, con una grande attenzione alla “generazione multipla” (energia+riscaldamento) e al fatto che la combustione del legno libera la CO2 che il legno naturalmente imprigiona per tutto il suo ciclo vitale. L'energia da biomassa, inoltre, è un competitore dell'impiego nella filiera legno che può rivelarsi fatale, soprattutto alla luce di sgravi e incentivi che fanno dell'uso energetico una alternativa particolarmente attraente anche per i tradizionali fornitori della filiera. E' indispensabile pensare a soluzioni “intelligenti”, strettamente legate ai territori dove la lavorazione del legno è di casa e, dunque, c'è una disponibilità di materiale da trattare con tecnologie efficaci ed efficienti, che permettano di guardare alla lavorazione del legno “a ciclo completo”. Il problema centrale è l'approvvigionamento: materiale “vergine”, da riciclo, scarti di lavorazione. Queste le tre strade percorribili (e integrabili…). Uno degli interventi più seguiti durante la giornata è stato quello di Fausto Crema, presidente di Rilegno, che ha analizzato il mercato del legno da recupero partendo dai dati 2011 del Consorzio.
L'intervento di Fausto Crema Rilegno è il consorzio di filiera che ha come scopo sociale il recupero post consumo minimo del 35% degli imballaggi di legno immessi al consumo, e per accordo con l'ANCI (Associazione Nazionale Comuni italiani) e per sostenere la domanda dei produttori di pannello truciolare, il riciclo e il recupero di tutto il rifiuto di legno raccolto in differenziata. Quando parliamo di imballaggi di legno, facciamo riferimento a un immesso al consumo annuo che in peso supera – anche in questo periodo di crisi – i due milioni di tonnellate. Se osserviamo il totale immesso al consumo di imballaggi alla fine del 2011 sono stati 2 milioni e 306mila tonnellate (nel 2010 erano 2 milioni e 281mila tonnellate). Il lavoro di Rilegno garantisce che questa enorme mole non vada a ingombrare le discariche disperdendosi nell'ambiente, grazie alle convenzioni pubbliche (338 nel 2011, pari a 4774 comuni serviti e 42 milioni e 669 mila abitanti) e private (389 piattaforme di raccolta convenzionate sempre nel 2011). Se osserviamo i dati di raccolta del 2011 vediamo che il totale inviato al riciclo in gestione consortile è ammontato a quasi 1,8 milioni di tonnellate di cui 840mila tonnellate sono rappresentati da imballaggi. Parlando dei soli imballaggi di legno nel 2011 sono state avviate a recupero complessivo (riciclo + recupero energetico) 1milione 340mila tonnellate di cui solo 67.380 tonnellate sono state destinate al recupero energetico. Il legno (non mi stancherò mai di ripeterlo) ha il suo sbocco naturale, una volta concluso il ciclo di vita, nel riciclo meccanico. Ma ha da sempre anche un altro impiego che è quello della produzione di calore e, quindi, di energia. Mentre per i metalli e il vetro il riciclo come materia rappresenta l'unica possibilità di reimpiego, per il legno si può optare per la scelta ambientale ed economica più vantaggiosa. L'attenzione alle forme di recupero alternativo individuate come scelta di valorizzazione dei rifiuti è indice di uno sguardo non miope e non limitato, per cui le biomasse da recupero di rifiuti legnosi provenienti dalla raccolta differenziata andrebbero valorizzate anche a livello normativo. Il rifiuto di legno, materiale di origine biologica, può costituire una potenziale fonte energetica rinnovabile e in alcuni contesti – per esempio in presenza di trasporti onerosi o per frazioni di bassa qualità e incerto mercato o quando il materiale è impiegato in sostituzione di specifici combustibili fossili come il carbone – l'impiego energetico si presenta non solo come economicamente conveniente, ma anche come dotato di un beneficio ambientale almeno comparabile con quello dell'impiego come materia. E dunque in questi casi una efficiente valorizzazione energetica anche con nuove tecniche di gassificazione e di pirolisi dal punto di vista ambientale può essere preferibile al riciclo. Si tratta peraltro di casi previsti dalla stessa direttiva sui rifiuti quando si dichiara che “può essere necessario che flussi di rifiuti specifici si discostino dalla gerarchia laddove ciò sia giustificato dall'impostazione in termini di ciclo di vita in relazione agli impatti complessivi della produzione e della gestione di tali rifiuti”. Tuttavia, è doveroso sottolineare che l'erogazione dei sussidi all'impiego di fonti rinnovabili a scopo elettrico o termico, come la rigidità dei criteri di definizione del riciclo, possono produrre però delle distorsioni o delle anomalie che dovrebbero essere corrette, da un lato per favorire l'accesso al recupero energetico di materie seconde che non sarebbero valorizzabili come riciclo di materia in maniera conveniente, dall'altro per evitare che i sussidi inducano una modifica nella gerarchia delle convenienze economiche ingiustificata sotto il profilo ambientale. Immergiamoci ora nella operatività di tutti i giorni del Consorzio e vediamo che: • Il legno oggi va a riciclo per la formazione di pannello per l'industria del mobile. Quasi del tutto. La parte residuale che viene avviata ad altre forme di riciclo (rigenerazione, compostaggio, riciclo a pasta cellulosica) è, appunto, residuale. • Le produzioni di pannello, fatta salva qualche eccezione, sono posizionate al Nord del Paese. • I costi per la raccolta e il trasporto del rifiuto non possono più essere sostenuti dal contributo dei soli produttori di imballaggi. • La crisi profonda che attanaglia il comparto dell'arredamento permette con grande difficoltà e a costi non giustificati il ritiro dei rifiuti di legno prodotti giornalmente. Analizzando innanzitutto la questione ambientale ed economica del trasporto rileviamo che trasportare dalle piattaforme di conferimento del centro-sud Italia alle industrie del riciclo del nord Italia i rifiuti legnosi è economicamente oneroso, è un costo alto (a maggior ragione in questo periodo di crisi, con il costo del carburante che aumenta in modo esponenziale) e impattante dal punto di vista ambientale (la dispersione di CO2 nell'aria non è da sottovalutare, soprattutto per viaggi così lunghi, e in alcune tratte rischia anche di vanificare l'impatto positivo del recupero del rifiuto legnoso) per cui potremmo far rientrare l'operatività Rilegno nel solo ambito per il quale vige l'obbligo di legge, vale a dire il riciclo dei rifiuti di imballaggi di legno, tralasciando la raccolta dei rifiuti di legno di altra natura. Andremmo sì a diminuire i costi di trasporto e di immissione di CO2 nell'aria, ma con conseguenze disastrose per l'ambiente (per l'abbandono al suolo di tutto il rifiuto non riciclato) e con un aggravio sensibile dei costi di raccolta, causa la inderogabile e necessaria selezione. Per non parlare dei riflessi e delle ripercussioni politiche negative che una tale manovra provocherebbe nei rapporti con l'ANCI. Come imprenditore e produttore di imballaggi di legno mi permetto di aggiungere una ulteriore considerazione: la materia prima seconda legno, anche se generata da rifiuti deve avere un valore. Un valore residuo anche minimo. Lo deve avere perché il valore influisce sulle scelte di mercato: il valore residuo può far preferire l'utilizzo di un materiale rispetto a un altro che non ha valore residuo o che addirittura presenta un trend negativo. Mi spiego meglio: un'azienda che è costretta a pagare per far smaltire i suoi imballaggi di legno divenuti rifiuti non sarà certo incentivata a scegliere il legno, ma punterà invece verso imballaggi di altre materie prime che consentano un maggiore vantaggio (e non parlo di vantaggio ambientale, che sappiamo essere massimo per il legno, ma di vantaggio economico). Non possiamo rimanere in balia di pochi, perdendo il valore aggiunto dell'utilizzo del legno, a causa di una visione miope e impositiva. E' necessario invece trovare e mantenere un equilibrio che consenta al rifiuto di legno di prendere le due strade possibili per quella materia prima seconda: che rimanga preponderante la via del riciclo, ma che sia incentivata (anche dalla norma, ora in discussione) la via del recupero energetico. La biomassa da rifiuti consentirebbe ai materiali raccolti nelle zone più distanti dagli impianti di riciclo di prendere una strada congrua e opportuna, rimanendo comunque una scelta residuale e minoritaria rispetto all'uso del rifiuto per la realizzazione del pannello. E' nell'interesse dei riciclatori stessi che il flusso dei rifiuti legnosi sia sempre positivo e gestito nel migliore dei modi, anche attraverso la gestione di una quota di rifiuti per l'avvio a recupero energetico.
Primo Barzoni, dobbiamo difendere il nostro settore
Milano 07 marzo 2012
I pallet realizzati con materiali alternativi al legno stanno prendendo più quote di mercato, soprattutto nella grande distribuzione. Uno degli ultimi esempi, che è anche uno dei più emblematici ed eclatanti, è quello di Ikea passata al pallet di cartone e di plastica che ha indirizzato i fornitori tradizionali a nuove modalità di gestione e ha scosso non poco i produttori di pallet di legno. Ma ancor più recente è la notizia che il colosso svedese avrebbe deciso di investire anche nei supporti in polipropilene, un sistema sviluppato dall'americana Optiledge (società di Ikea costituita a questo scopo) che non solo fornirà i punti vendita a livello globale, ma commercializzerà i supporti sul mercato mondiale.
“La decisione di Ikea impatterà sicuramente sul mercato dei pallet”, spiega Primo Barzoni, titolare della Palm. “Con questa decisione il gruppo svedese ha confermato di voler entrare nel mondo della supply chain, un business promettente dove nessun gruppo ha fino a oggi deciso di investire. Ma la scelta, per quanto legittima, nasconde un'incongruenza rispetto al messaggio (“produrre arredi e complementi ecologici a favore dell'uomo e a salvaguardia del pianeta”) che il gruppo svedese lancia quotidianamente. abbandonare il legno vuole dire, infatti, abbandonare l'unico vero valore che si può creare alla nostra società utilizzando pallet realizzati con materiali naturali come il legno e la carta. Se si scegliesse di comunicare che tutta la produzione si basa su un ciclo naturale (il più delle volte strettamente connesso al territoriale e locale) sono convinto che ne gioverebbero tutti. E' un errore grave sminuire l'importanza del pallet di legno per la società e per il mondo del lavoro, un prodotto ecologico che, come il grano per il pane, può essere considerato a tutti gli effetti indispensabile, inesauribile (se gestito correttamente) e in grado di offrire grandi benefici alla collettività. La scelta del gruppo svedese, ripeto assolutamente legittima, potrebbe portare però alla perdita di migliaia di posti di lavoro nel settore del pallet. Ecco perché dobbiamo muoverci a difesa del nostro settore che, oltre a essere l'unico veramente ecologico, garantisce lavoro ed equità”.
Lucio Varesco: il pallet di legno non ha concorrenti
Milano 22 febbraio 2012 - a cura di Andrea Brega
Sempre più spesso sulla stampa nazionale si leggono articoli che esaltano le qualità “ecologiche” dell'imballaggio di plastica, la grande resistenza eccetera eccetera. Fin qui nulla di male, se non fosse che come termine di paragone (o, peggio, di confronto in negativo) quasi sempre venga citato il pallet di legno. Leggendo questi articoli è evidente l'intento di confondere le acque e diffondere disinformazione tra gli utilizzatori e il grande pubblico, sempre più sensibili alle tematiche ecologiche. Abbiamo chiesto a un produttore di pallet di legno (Lucio Varesco della Segheria Varesco di Tesero, Trento, e presidente della Federazione Legno-Imballagisti della Provincia di Trento) quali potrebbero essere le azioni per controbattere a questa campagna denigratoria che, alla lunga, potrebbe creare non pochi danni al settore.
“Dopo l'ennesimo articolo che esaltava le superiori qualità “ecologiche” degli imballaggi di plastica rispetto a quelli realizzati in legno – spiega Lucio Varesco - mi sono definitivamente convinto che è giunto il momento di controbattere con forza a un attacco senza scrupoli da parte di un settore che, pur avendo molti aspetti positivi, non può certo essere considerato green”.
Potrebbe essere più preciso? “Se partiamo dal presupposto che per produrre la plastica si usa il petrolio ho già detto tutto. Ovviamente non è assolutamente mia intenzione denigrare la plastica, ma va assolutamente detto che il legno non teme confronti di nessun genere se parliamo di ecologicità e di economicità. Aggiungerei, inoltre, che il pallet di legno nasce già in boschi gestiti in maniera sostenibile (vedi le certificazioni Pefc e Fsc) e da vita a una filiera totalmente verde; durante la lavorazione del legno e l'assemblaggio dei pallet non vi sono trattamenti chimici e non si producono scarti inquinanti nemmeno al suo smaltimento. Il ciclo produttivo della plastica, al contrario, è fortemente energivoro tant'è che, secondo la mia personale opinione, dovrebbe essere applicata una accisa sul pallet realizzato in questo materiale”.
Energivoro e con un maggiore impatto ambientale… “Sicuramente. Studi recenti dimostrano che per lavorare un chilogrammo di legno occorrono 500 chilocalorie, mentre per un chilo di plastica sono indispensabili 9.500 chilocalorie (fonte FederlegnoArredo). Inoltre, una recente ricerca della Pennsylvania State University, l'impatto ambientale di un pallet in legno è cinque volte inferiore a uno di plastica. Molto importante a questo proposito la ricerca Life Cycle Assesment promossa da Assoimballaggi che presenta in maniera chiara, oggettiva e verificabile la sostenibilità del pallet Eur-Epal”.
Se non si interviene il rischio è che, alla lunga, questi messaggi creino problemi al settore? “Al momento, fortunatamente, questi messaggi errati e fuorvianti non incidono ancora, ma alla lunga potrebbero compromettere il sistema pallet di legno. Le faccio un esempio: qualche mese fa ho assistito a un incontro sulla logistica della grande distribuzione dove un dirigente di una nota catena di supermercati ha fortemente sponsorizzato l'utilizzo di imballaggi di plastica per l'esposizione al banco degli alimenti, sia su pallet che in cassettiere. Fortunatamente il dotto Masè, dirigente forestale della Provincia Autonoma di Trento, è intervenuto sottolineando che porre l'aspetto estetico prima di quello della qualità della vita è profondamente errato. Quindi, per evitare che la situazione vada fuori controllo dobbiamo organizzare una campagna pubblicitaria che spinga all'utilizzo del pallet di legno sottolineandone con chiarezza le caratteristiche positive: naturale al 100 per 100; carbon stock (una pedana in legno sottrae, nel suo ciclo di vita, 18,4 chilogrammi di CO2 equivalente (fonte Comitato Nazionle Epal); gestione sostenibile delle foreste (in Italia nel 1980 la superficie boschiva era del 22% oggi siamo al 36%); possibilità di inserire il chip RFID (Radio frequency identification) per effettuare con maggiore facilità l'inventario di magazzino; prezzo della materia prima pressoché fermo da 25 anni; utilizzo delle risorse locali (in Trentino, ad esempio, le 110 segherie attive acquistano quasi esclusivamente legname locale o dagli Stati confinanti); per la costruzione degli imballaggi, basta anche un legno di scarsa qualità (ad esempio, alberi morti in piedi) che permette lo sfruttamento totale del tronco destinando la migliore qualità in altri settori. A fine utilizzo ritorna materia prima per la produzione di pannelli in legno, carta, compost, se utilizzato come combustibile produce energia elettrica e termica, infine il rapporto qualità prezzo non ha eguali. Infine, con il trattamento a caldo, come da normativa FAO ISPM 15, si evita il propagarsi di parassiti da un continente all'altro. Sono certo che la diffusione di questi messaggi positivi porterà benefici all'intera nostra filiera”.
Dieci candeline per Conlegno
Milano 05 marzo 2012 - a cura di Andrea Brega
Nato nel 2002 il consorzio Conlegno ha festeggiato il suo decimo anniversario con una conferenza stampa che ha avuto luogo presso la sede FerderlegnoArredo di Milano incentrata sugli obiettivi raggiunti e, soprattutto, i progetti futuri. Alla presenza di Ettore Durbiano, presidente di Assoimballaggi, Michele Ballardini, coordinatore comitato Fitok Italia, Emanuele Barigazzi, coordinatore Epal Italia, sono stati presentati alla stampa di settore e non (una trentina i giornalisti presenti) i risultati ottenuti dalla fondazione del Consorzio Servizi Legno Sughero. “Un decennio di successi – ha esordito Durbiano – che confermano il grande lavoro fatto dalla struttura e dalle aziende consorziate (oggi oltre 800) per la promozione e gestione di 11 marchi a livello nazionale e internazionale, di cui otto di proprietà del consorzio”. L'obiettivo del consorzio è infatti quello di affrontare le impostazioni di carattere legislativo e/o tecnico trasformandole in opportunità e valore aggiunto per le aziende consorziate. Tra i marchi gestiti dal consorzio c'è anche EPAL, il pallet standardizzato più diffuso al mondo come dimostrano gli oltre 66.816.972 pezzi prodotti nel 2010. “In Italia – ha spiegato Barigazzi - In Italia abbiamo 48 licenze per la produzione e ben 136 licenze per la riparazione di pallet Epal che producono circa 6 milioni di pallet nuovi (pari a 270.000 m3 di legno utilizzato) e oltre 3 milioni di pallet riparati. Per quanto riguarda le verifiche, nel 2011 sono state effettuate circa 700 visite di controllo qualità presso i produttori e circa 2.000 visite presso i riparatori al fine di garantire la qualità dei pallet immessi sul mercato”. Durante la conferenza stampa si è parlato anche di rintracciabilità fitosanitaria degli imballaggi, uno dei temi più importanti degli ultimi anni. Michele Ballardini ha esposto brevemente il lavoro svolto dal Comitato Fitok attivo all'interno di Conlegno: “La globalizzazione dei mercati ha portato all'intensificarsi degli scambi commerciali fra i vari Paesi. Talvolta il materiale da imballaggio in legno grezzo ha rappresentato un canale di introduzione e diffusione di organismi nocivi che secondo la FAO rappresentano una minaccia non trascurabile per il patrimonio forestale. Da qui l'obbligo di trattamento per gli imballaggi destinati alle esportazioni. Conlegno opera attivamente in questa direzione con la gestione delle norme specifiche in materia grazie al riconoscimento del ministero delle Politiche Agricole alimentari e Forestali”.
02.02.2012 - Franco Sacchi: ottimismo per i prossimi mesi
Milano 2 febbraio 2012 - a cura di Andrea Brega
Dopo un 2011 che ha visto più ombre che luci nel settore del legno, l'anno appena iniziato appare ancora difficile da analizzare. Per capire quali potrebbero essere gli sviluppi dei prossimi mesi abbiamo chiesto un parere a Franco Sacchi, Consigliere Incaricato Gruppo Produttori Pallet di Assoimballaggi.
La stagione appena conclusa ha visto il mercato in difficoltà. Cosa ci dobbiamo aspettare per il prossimo futuro? “Per quanto riguarda il mercato degli imballaggi nelle prime settimane di inizio anno si registra un discreto ottimismo che fa ben sperare, soprattutto dopo un mese di novembre che non ho esitazioni a definire disastroso. Ci tengo a sottolineare che non sto parlando di un'impressione personale, ma della conferma di una situazione che ho riscontrato dopo un giro di alcuni giorni nell'Italia centrale e settentrionale che mi ha consentito di parlare con diversi imprenditori i quali, abbastanza concordemente, hanno lamentato una lieve contrazione del fatturato ma non hanno mai parlato di crollo”.
Una situazione, tutto sommato, abbastanza incoraggiante... “Direi di sì, aggiungerei inoltre che il mese più nero per i produttori di pallet (gennaio, ndr) è passato e già da fine febbraio si ricomincerà a sentire la ripresa stagionale degli acquisti”.
Si può finalmente parlare di svolta? “Resta da capire se l'effetto recessivo delle varie “manovre” si deve ancora far sentire, quindi se dobbiamo aspettarci ancora di peggio, oppure se un minimo di recupero di fiducia nel futuro darà il via a una ripresa dei consumi. La speranza è quindi che la ridotta effettiva capacità di spesa degli italiani venga compensata, con il cambio di governo, da una maggiore propensione alla spesa conseguente a una maggiore fiducia nel futuro. Ovviamente a queste domande non posso certo rispondere io... non resta che aspettare”.
30.11.2011 - Intervista a Emanuele Barigazzi
Emanuele Barigazzi ci aiuta a individuare i costi di trattamento dei pallet
Milano 30 novembre 2011 - a cura di Andrea Brega
“Per considerare il costo di un trattamento ci sono quattro aspetti”, spiega Emanuele Barigazzi, rappresentante di Assoimballaggi in EPAL. “Il primo è l'energia termica, a cui seguono l'energia elettrica per azionare la ventilazione all'interno della cella, il costo di ammortamento e manutenzione che varia da impianto a impianto (ad esempio un bruciatore a biomassa che riscalda acqua è più costoso di uno a gas) e, infine, la movimentazione, aspetto che solitamente si tende a sottovalutare ma, in realtà, è piuttosto pesante. Per semplificare potremmo dire che, a grandi linee, i costi si suddividono nelle seguenti percentuali: 25-35% energia elettrica, 25-35% energia termica, 15-25% ammortamento e manutenzione, 15-25% movimentazione”.
Possono intervenire altre variabili? “Diciamo che in questo calcolo dovrebbero essere aggiunti i costi amministrativi: 500 euro per l'iscrizione al Consorzio Servizi Legno Sughero, una quota variabile che, al massimo, raggiunge i 3.500 euro (il calcolo è effettuato in base ai metri cubi trattati annualmente), più le visite ispettive che sono circa 700 euro all'anno. Questi costi sono difficilmente imputabili ad ogni singolo trattamento termico, ma dovrebbero avere un incidenza tra il 3 e l'8% sul costo di trattamento per un azienda che effettua circa un ciclo HT ogni giorno. Infine, non andrebbe tralasciato il costo “burocratico”, difficilmente quantificabile e spesso inserito tra i costi fissi aziendali, legato alla gestione del marchio Fitok (scarico e stampa grafici, gestione dei lotti, timbratura degli imballaggi eccetera)".
Un servizio con un costo, quindi, ma che valorizza il prodotto finale… “Certamente, il trattamento è un servizio che facciamo pagare ed è in funzione del tipo di pallet. Mi spiego meglio: su un pallet ”pesante” si ha un'incidenza minore dei costi di trattamento (il costo della componente legno è elevato e quindi l'incidenza del servizio di trattamento è relativamente bassa) rispetto a un pallet a perdere: in questo caso l'incidenza può arrivare fino al 15-20% del costo totale del pallet. Quello che mi sento di dire agli utilizzatori è che se qualcuno regala il trattamento non è detto che effettivamente lo faccia. E' recente, infatti, la notizia di un'azienda che, pur avendo gli imballaggi marchiati, ha avuto una contestazione in Giappone a causa di un problema fitosanitario. Probabilmente il trattamento non era stato eseguito e il risultato sono stati 100.000 euro di danni. Un'azienda di imballaggi seria per stare sul mercato deve offrire un servizio e non deve avere paura di chiedere al cliente finale il giusto riconoscimento economico per il trattamento che, ricordiamolo, comporta delle responsabilità e, quindi, offre garanzie a chi utilizza l'imballaggio. Una quarantena fatta negli Usa, la fumigazione di un intero container fatto in Cina, ma anche le penali per il ritardo nella consegna di un macchinario, possono portare a costi altissimi”. Ecco perché acquistare materiale da autorizzati è fondamentale”.
Una tendenza attuale tra le aziende è quella di utilizzare solo pallet Fitok. Potrebbe spiegarci i motivi? “Negli ultimi anni diverse realtà hanno preferito utilizzare esclusivamente pallet HT non sapendo se la merce stoccata andrà all'estero o in Italia evitando così problemi e costi di una doppia gestione. Un unico tipo di pallet tutto trattato, infatti, garantisce l'azienda sempre e comunque, sia che il carico vada in Cina sia che sia spedito nella città vicina. In questo modo si riesce ad assorbire il costo del trattamento anche sui pallet che non saranno esportati attraverso una gestione semplificata degli stessi".
Settembre 2011 - Intervista a Fabio Francescon
Incontro con Fabio Francescon per scoprire un'azienda che ha messo qualità e sicurezza al primo posto
a cura di Andrea Brega
La Francescon Imballaggi di San Michele di Piave (Treviso) è un' azienda specializzata nella produzione di pallet a perdere in legno che, sin dal lontano 1966,ha vissuto una crescita costante fino a raggiungere gli attuali 27.000 metri quadrati (7.000 dei quali coperti). “La forza di un imprenditore è quella di sapere anticipare i tempi - ci spiega Fabio Francescon - per poter affrontare con maggiore tranquillità mercati concorrenziali sempre più difficili e complessi. Per fare ciò è indispensabile effettuare degli investimenti per poter abbattere al meglio i costi fissi di produzione: ecco perché abbiamo deciso di realizzare una nuova segheria (che prevede il raddoppio della produzione dei semilavorati rispetto alla linea già esistente), una scelta dettata dalla volontà di sfruttare al meglio il tronco, valorizzando quindi anche lo scarto, ed essere meno dipendenti dagli sbalzi delle quotazioni dei semilavorati”.
Un obiettivo sicuramente ambizioso, soprattutto in una congiuntura di mercato difficile come quella Attuale…
“Certamente, ma come ho già spiegato un imprenditore deve sapere quando è il momento di investire e per noi questo momento è arrivato. Mi spiego meglio, avendo una produzione molto diversificata (oltre 400 tipologie) e quantitativamente elevata, abbiamo la necessità di incrementare la produzione di segati fino a 200 metri cubi al giorno, una cifra significativa che possiamo soddisfare solamente con questo nuovo impianto tecnologicamente avanzato. Ciò non vuol dire che non continueremo a utilizzare i vecchi macchinari ma, al contrario, li valorizzeremo maggiormente, come nel caso delle macchine cucitrici a filo della Corali grazie alle quali realizziamo un prodotto di qualità molto apprezzato dal mercato italiano”.
La sua azienda è particolarmente concentrata sul tema della sicurezza. E' una scelta dettata dal fatto che siete specializzati nella produzione di pallet a perdere?
“Sì, essendo produttori di pallet a perdere, abbiamo la necessità di dare ulteriori garanzie ai nostri clienti ed è per questo che abbiamo effettuato delle prove, su alcuni nostri prodotti, nel laboratorio del CRIL per poter quantificare la reale robustezza e la relativa sicurezza dei nostri prodotti. Diamo quindi dei risultati di laboratorio inerenti alle caratteristiche costruttive del pallet, alla prova di accatastamento con carico statico ed alla definizione del carico massimo ammissibile del pallet utilizzato in accatastamento secondo la normativa ISO 8611-3".
Ha parlato di tante novità: nuova segheria, aumento della produzione, laboratorio prove esterno. Avete pensato anche alla certificazione?
“Attualmente la stiamo valutando, vedremo in futuro. Ci tengo a precisare comunque che la maggior parte del materiale lavorato in azienda proviene da foreste certificate. Foreste italiane come, ad esempio, il Cansiglio o le Prealpi venete. Solo per il faggio ci rivolgiamo all'estero, in Croazia”.